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Il tocco del Pensiero vivente al di là dei sogni



22 Ott 2009
Admin · 5 visite · 0 commenti
Categorie: Spirituale
La Grande Madre e la Vergine Maria
grande madre
a cura di Laura di Grasso

La prima rappresentazione divina affacciatasi all'umanità, ebbe le sembianze di una figura femminile. La Dea Madre onnipotente rappresentò il principio generatore dell'universo, in grado di controllare la vita e la morte. La rigenerazione avveniva tramite attributi tipici del femminile: la capacità di generare, accudire e nutrire, non solo la vita umana, ma anche quella dell'intero pianeta e del cosmo.
Nelle civiltà antiche, inoltre, la donna costituiva l'elemento chiave per la sopravvivenza e l'organizzazione sociale della comunità. Da un attento studio delle culture preistoriche euro-asiatiche, si evince che la potenza e la forza procreatrice dell'universo, era incarnata dall'immagine di una donna e, il suo potere di generare e proteggere, era simboleggiato da attributi femminili.
Per moltissimo tempo, infatti, dal 30000 al 3000 a.C., l'umanità ha basato la propria religiosità, sul concetto di "Dea Unica", figura che, secondo gli studi sull'archetipo primordiale, deriva dall'archetipo dell'Uroboro, l'immagine del serpente circolare che si morde la coda. Tale archetipo contiene in se la tipica dualità simbolica, costituita da elementi positivi e negativi, e rappresenta il "Grande Cerchio", in cui coesistono elementi femminili e maschili da cui, in un secondo tempo, si estrapolarono le figure del "Grande Padre" e quella della "Grande Madre".


uroboro L'Uroboro rappresenta, quindi, l'archetipo primordiale indifferenziato che, manifestatosi nella coscienza, è arrivato, attraverso l'elaborazione degli elementi simbolici in esso contenuti, alla prefigurazione della Grande
Madre. Quest'ultima è costituita da elementi antitetici, la madre buona e quella terribile, e può agire in modo
opposto: positivo, quando offre protezione, nutrimento e calore; negativo, quando si rifiuta, attraverso la
privazione, di elargire il suo nutrimento.

L'archetipo del femminile è, dunque, intriso di dualità, ed è composto da due caratteri fondamentali che Neumann chiama: carattere "elementare" e carattere "trasformatore". Il primo, tipico del materno, ha un aspetto
stabile, conservatore; il secondo, invece, è in contrasto col principio di conservazione della vita, col legame madre-figlio, e ha un dinamismo interno, in cui riproduce l'attività che si svolge nel grande cerchio uroborico.
Nella storia delle religioni, il Dio, inteso come divinità maschile, compare in epoca più tarda, successiva a quella in cui domina il concetto di Grande Madre. Dal 3000 a.C. ad oggi, si è imposta nell'immaginario
collettivo, la figura del Dio Maschio, che ha assorbito in se qualità del tutto femminili, come quella del dare la vita, mentre alla dea, è stato dato il ruolo di madre, o sposa o sorella del Dio, o come avviene per la religione
cattolica, di Madre vergine. Tutto ciò coincise con i vari processi economici e socio-politici che, in diversi momenti della storia, hanno investito l'umanità, cambiandone la struttura. Vittime della vita che cambia, la dea,
e di riflesso la donna, hanno perso l'originario potere, scalzate dal controllo dei mezzi di produzione operato dagli uomini, dal mestiere delle armi, dal diritto di proprietà. La cultura patriarcale si è imposta su quella matriarcale e, la Dea preistorica, è stata sottomessa al Dio.

Il concetto di Dio rispecchia la società e l'uomo, che tende a rappresentarlo a sua immagine e somiglianza e a modellarlo in base ai propri bisogni e timori.

maria La Vergine Maria sembra essere tutto ciò che resta
dell'archetipo del femminile, della Dea onnipotente. Dea segreta e splendente della cristianità occidentale, ha abbandonato tutto ciò che concerne il carattere trasformatore, dandosi a quello elementare e divenendo la madre
buona, la generatrice che nutre e protegge, completamente priva dell'antica dualità di bene e male di cui era costituita la Dea donna, priva anche degli elementi antitetici della doppia natura di madre amorosa e terribile.
Nella Vergine Maria converge tutto ciò che è buono e positivo. In ciò sta l'enorme differenza tra questa figura e quella della Dea onnipotente.
Un culto ben diverso da quello praticato per la Dea Unica, poiché Maria, ha conservato davvero poco dell’antica simbologia del principio del femminile. Anzi la religione cristiana la vede come la “Causa salutis”
dell’umanità, come colei che ha riscattato gli uomini dalla triste condizione in cui l’antenata Eva l’aveva relegata. Maria è la luce e la vita, Eva, tenebra e morte; Maria con la sua obbedienza consapevole e volontaria,
si donò interamente al suo Dio. Mediante l’obbedienza, dunque, Maria riparò alla rovina del genere umano provocata dalla disobbedienza di Eva.
Maria si propone come la Dea onnipotente amorosa, priva di ogni dualità originaria tra bene e male. Vergine buona e rassicurante, mantiene comunque il suo ruolo di protettrice e nutrice, proprio come la vergine del Pilerio preserva da secoli l’esistenza del suo popolo.
L'archetipo della Grande Madre, ha perso molte delle sue caratteristiche originarie, ma molte ne ha conservate. L'immagine di un principio femminile generatore, nutritore e preservatore della vita.

Fonte: www.fuocosacro.info

21 Ott 2009
Admin · 7 visite · 0 commenti
Categorie: Spirituale
Essere come un fiume che scorre
fiume
“Un fiume non passa mai due volte per lo stesso luogo”, dice un filosofo. “La vita è come un fiume”, dice un altro filosofo, e così giungiamo alla conclusione che questa è la metafora più vicina al significato della vita. Di conseguenza, è bene ricordare per tutto il prossimo anno:

 

 

 

 

A] Siamo sempre davanti alla prima volta. Fintanto che ci spostiamo fra la nostra sorgente (la nascita) e la nostra destinazione (morte), i paesaggi saranno sempre nuovi. Dobbiamo fronteggiare tutte queste novità con gioia, e non con paura – perché è inutile temere ciò che non si può evitare. Un fiume non cessa mai di scorrere.


B] In una valle, ci muoviamo più lentamente. Quando tutto intorno a noi è più facile, le acque si calmano, noi diveniamo più ampi, più larghi, più generosi.


C] Le nostre sponde sono sempre fertili. La vegetazione nasce solo dove c’è l’acqua. Chi entra in contatto con noi, deve capire che noi siamo lì per dare da bere a chi ha sete.


D] I sassi devono essere aggirati. E’ evidente che l’acqua è più forte del granito, ma richiede del tempo. Non serve lasciarsi dominare dagli ostacoli più forti, o tentare di sbatterci contro: sprecheremo energia invano. La cosa migliore è capire dove si trova la via d’uscita e andare avanti.


E] Per le depressioni ci vuole pazienza. All’improvviso, il fiume si immette in una sorta di buca e cessa di scorrere con la gioia di prima. In quei momenti l’unica maniera di uscirne è avvalersi dell’aiuto del tempo. Quando arriva il momento giusto, la depressione si riempie e l’acqua può proseguire. Al posto della buca brutta e senza vita, ora c’è un lago che altri possono contemplare con gioia.


F] Noi siamo unici. Nasciamo in un posto che era destinato a noi, che ci manterrà sempre alimentati con acqua quanto basta perché, davanti agli ostacoli o alle depressioni, possiamo avere la pazienza o la forza necessaria per andare avanti. Cominciamo il nostro corso in maniera dolce, fragile, dove persino una semplice foglia interrompe il nostro corso. Eppure, poiché rispettiamo il mistero della fonte che ci ha generato, e abbiamo fiducia nella sua eterna saggezza, a poco a poco guadagniamo tutto ciò che ci è necessario per percorrere il nostro cammino.


F] Anche se siamo unici, ben presto saremo molti. A mano a mano che procediamo, le acque di altre sorgenti si avvicinano, perché quella è la strada migliore da seguire. Allora non siamo più soltanto uno, ma molti – e c’è un momento in cui ci sentiamo perduti. Eppure, come dice la Bibbia, “tutti i fiumi corrono verso il mare”. E’ impossibile rimanere nella nostra solitudine, per quanto romantica possa sembrare. Quando accettiamo l’inevitabile incontro con altre sorgenti, finiamo per capire che questo ci rende molto più forti, aggiriamo gli ostacoli o colmiamo le depressioni in assai meno tempo, e con molta più facilità.


G] Noi siamo un mezzo di trasporto. Di foglie, di barche, di idee. Che le nostre acque siano sempre generose, che noi possiamo sempre portare avanti tutte le cose o le persone che abbiano bisogno del nostro aiuto.


H] Siamo una fonte di ispirazione. E dunque, lasciamo a un poeta brasiliano, Manuel Bandeira, le parole finali:
Essere come un fiume che scorre
Silenzioso nel cuore della notte
Non temere le tenebre della notte
Se nel cielo ci sono le stelle, rifletterle.
E se il cielo si copre di nuvole
Come il fiume, le nuvole sono acqua;
Anch’esse rifletterle senza pena
Nelle tranquille profondità.”

Paulo Coelho

 

 

Fonte: http://www.warriorofthelight.com/

19 Ott 2009
Admin · 6 visite · 0 commenti
Categorie: Spirituale
Manuale per scalare le montagne

 

montagna


A] Scegli la montagna che desideri scalare: non lasciarti trascinare dai commenti degli altri, che dicono “quella è più bella”, o “questa è più facile”. Spenderai molta energia e molto entusiasmo per raggiungere il tuo obiettivo, quindi l’unico responsabile sei tu, e devi essere sicuro di ciò che fai.

B] Sappi come arrivare davanti alla montagna: molte volte, si vede la montagna da lontano – è bella, interessante, piena di sfide. Ma che succede quando tentiamo di arrivarci? Le strade le girano intorno, ci sono foreste fra te e il tuo obiettivo, quello che sulla mappa appare chiaro, nella vita reale è difficile. Quindi, tenta tutte le strade e tutti i sentieri, fino a che un giorno ti troverai davanti alla vetta che intendi raggiungere.

C] Apprendi da chi ha già fatto quel percorso: per quanto tu ti ritenga unico, c’è sempre qualcuno che ha avuto lo stesso sogno prima e ha finito per lasciare alcuni segnali che possono facilitarti nel cammino: luoghi dove legare la corda, viottoli, rami spezzati che facilitano la marcia. La camminata appartiene a te, e anche la responsabilità, ma non dimenticare che l’esperienza altrui è di grande aiuto.

D] I pericoli, visti da vicino, sono controllabili: quando cominci a salire sulla montagna dei tuoi sogni, presta attenzione all’ambiente circostante. Ci sono precipizi, è ovvio. Ci sono crepe quasi impercettibili. Ci sono rocce talmente levigate dalle tempeste che con il ghiaccio diventano scivolose. Ma se ogni volta saprai dove stai mettendo il piede, noterai le trappole e saprai aggirarle.

E] Il paesaggio cambia, quindi goditelo: sicuramente è necessario avere un obiettivo in mente, cioè arrivare alla cima. Ma, via via che si sale, si possono vedere altre cose, e non costa niente fermarsi di tanto in tanto e godersi un po’ il panorama circostante. Ad ogni metro conquistato, puoi vedere un po’ più lontano, e dunque approfittane per scoprire cose di cui non ti eri accorto.

F] Rispetta il tuo corpo: soltanto chi dà al corpo l’attenzione che esso merita riesce a scalare una montagna. Tu disponi di tutto il tempo che la vita ti dà, quindi cammina senza pretendere ciò che non può essere dato. Se procederai troppo in fretta, ti stancherai e rinuncerai a metà. Se procederai troppo lentamente, potrebbe calare la notte e tu sarai perduto. Goditi il paesaggio, approfitta dell’acqua delle sorgenti e dei frutti che la natura ti dà generosamente, ma continua a camminare.

G] Rispetta la tua anima: non continuare a ripeterti “ce la farò”. La tua anima lo sa, ciò di cui ha bisogno è usare la lunga camminata per poter crescere, estendersi sull’orizzonte e raggiungere il cielo. Una ossessione non è di alcun aiuto nel perseguimento dell’obiettivo e finisce per annullare il piacere della scalata. Ma attenzione: non continuare neppure a ripeterti “è più difficile di quanto pensassi”, perché questo ti farà perdere la forza interiore.

H] Preparati a percorrere un chilometro in più: il percorso fino alla cima della montagna è sempre maggiore di quanto tu pensi. Non sbagliarti, arriva sempre il momento in cui ciò che sembrava vicino è ancora molto lontano. Ma se sarai preparato ad andare oltre, questo non costituirà un problema.

I] Gioisci quando arrivi sulla sommità: piangi, batti le mani, urla ai quattro venti che ce l’hai fatta, lascia che il vento lassù in cima (perché lassù in cima è sempre ventoso) purifichi la tua mente, rinfreschi i tuoi piedi sudati e stanchi, ti apra gli occhi, ripulisca il tuo cuore dalla polvere. Che bello, ciò che prima era solo un sogno, un panorama lontano, ora fa parte della tua vita, ce l’hai fatta.

J] Fai una promessa: approfitta del fatto di avere scoperto una forza di cui ignoravi l’esistenza per dire a te stesso che, d’ora in poi, la userai per il resto dei tuoi giorni. Preferibilmente, prometti anche di scoprire un’altra montagna e di partire per una nuova avventura.

L] Racconta la tua storia: sì, racconta la tua storia. Dai il tuo esempio. Di’ a tutti che è possibile, e altri avranno il coraggio di affrontare le proprie montagne.

 

Paulo Coelho

 

Nuovo libro
“Lo Zahir” sta per essere pubblicato in tutto il mondo. Per maggiori informazioni, clicca qui

Fonte: http://www.warriorofthelight.com
19 Ott 2009
Admin · 6 visite · 0 commenti
Categorie: Spirituale
 







 


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